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Perché è importante andare in ferie
23 Lug 2016

Perché è importante andare in ferie

“Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro.”
Bertrand Russell

Tutti sappiamo quanto ci facciano bene le vacanze. Tutti ascoltiamo e facciamo discorsi alla macchinetta del caffè, in autobus, in metro, dal parrucchiere, sui luoghi paradisiaci verso i quali ci immaginiamo di rifugiarci, per “staccare la spina” dai ritmi di lavoro insostenibili e dalle vite frenetiche che non lasciano mai spazio al riposo. Eppure… Nonostante la consapevolezza dei benefici delle vacanze e dell’effettivo bisogno per il recupero delle energie, lavoriamo troppo e spesso non usufruiamo dei giorni di ferie a cui, tra l’altro, abbiamo diritto.

Sono stati pubblicati di recente i risultati di un vasto studio, condotto negli Stati Uniti dalla Travel Association and Project, in collaborazione con Shawn Achor* e Michelle Gielan**, intitolato Time Off, che mostra gli effetti del superlavoro sulla performance, il successo e il benessere. Lo studio ha interessato 5.641 adulti che lavoravano in media più di 35 ore a settimana e avevano diritto a ferie pagate. I dati sono stati incrociati con le serie storiche sulle ferie che gli americani hanno fatto dal 1978 al 2016.

E’ emerso un dato sorprendente: nel corso di 15 anni gli americani hanno perso circa una settimana di ferie all’anno. Nel 2000 i giorni di ferie a persona erano circa 20.3 all’anno, nel 2016 sono scesi a 16.2.

Gli autori dello studio si sono chiesti: quanto ancora potrà scendere questo numero? Ma soprattutto, siamo consapevoli dell’impatto reale che il superlavoro o la rinuncia alle ferie ha sulla produttività, sulla salute e sul sistema economico in generale?

L’ipotesi da cui è partito lo studio era che senza periodi opportuni di recupero, la nostra capacità di continuare a lavorare in maniera efficace e produttiva si riduce significativamente. Questa ipotesi è chiaramente opposta al pensiero diffuso che più lavori più produci e più perseveri, più successo ottieni. Sono stati analizzati, quindi, i dati sul superlavoro, provando a delineare innanzitutto alcune risposte alla domanda: perché lavoriamo troppo e non andiamo in ferie? Qualcuno potrebbe correlare il superlavoro alla scarsità di occupazione e alla necessità quindi di garantirsi il posto di lavoro in tempi incerti. I dati, però, non supportano questa tesi perché, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, le persone lavorano di più proprio in periodi storici in cui il tasso di disoccupazione è più basso. Quindi, non vale l’affermazione: dobbiamo lavorare tanto e sodo perché c’è poco lavoro. Inoltre, se consideriamo lo sviluppo tecnologico che ha caratterizzato il periodo 2000-2015 avremmo dovuto aspettarci una significativa riduzione delle ore di lavoro, secondo la tanto proclamata teoria della liberazione di tempo, resa possibile dall’innovazione tecnologica e invece, metà dei lavoratori che svolgono mansioni d’ufficio dichiarano che la tecnologia ha, al contrario, aumentato la quantità di tempo che passano lavorando. Fateci caso, e provate a rispondere anche voi a questa domanda che il rappresentante di una grande azienda di social media app ha rivolto al pubblico durante una conferenza per tecnofili:

“Ricordate qual è stata l’ultima volta in cui vi siete sentiti annoiati per non avere avuto niente da fare? Sarebbe interessante anche aggiungere come corollario: “ Ricordate l’ultima volta in cui vi siete sentiti bene nel non fare nulla?”

Siamo tutti incastrati in una cultura fuorviante della super produttività, che non dà valore al tempo vuoto (e spesso ci fa addirittura sentire in colpa se chiediamo di andare in ferie!). Siamo talmente condizionati che non riusciamo neanche a concepirlo un tempo senza attività, senza tecnologia, senza persone, senza rumori, senza tv. Siamo stati “educati” a non  “sprecare” tempo, perché il tempo è denaro.. E da esseri umani, “human being, ci siamo trasformati in “human doing”, persone che fanno cose. Gli autori di questo studio suggeriscono che questo potrebbe anche essere uno dei principali motivi per cui facciamo così tanta fatica ad avvicinarci, e anche solo provare, a praticare la meditazione, pur intuendone gli straordinari benefici.

Il vero punto è che il superlavoro ci sta sottraendo il necessario tempo di recupero che serve al nostro corpo e alla nostra mente per continuare a lavorare in maniera efficace e sana, che è il motivo per cui le vacanze sono così importanti.

La riflessione più intrigante che i dati di questo studio ci impone deriva dalla considerazione che sebbene per il 95% degli americani è risultato davvero importante usufruire delle ferie spettanti, è emerso che per la prima volta nella storia, più della metà degli americani (il 55%) non utilizza completamente tutti i giorni di ferie a disposizione da contratto. In termini numerici stiamo parlando di 658 milioni di giorni di ferie non usufruiti. Fermatevi un attimo a ragionare su questo numero e provate a immaginarvelo in termini di effetti che quei giorni di vacanze potrebbero avere per l’economia di un Paese – voli, hotel, ristoranti, attrazioni varie come musei, esperienze, città – senza voler pensare agli effetti sulla riduzione dello stress per le persone stesse. Soprattutto provate a pensare che le ferie sono tempo “pagato” non usufruito. Le domande che questi numeri sollevano a questo punto sono:

  • Lavorereste gratis?

  • State usufruendo di tutti i giorni di ferie che avete a disposizione?

Se la risposta alla prima domanda è “No”, ci auguriamo che abbiate risposto “Si” alla seconda, perchè se non state facendo le ferie che vi spettano, non state solo lavorando di più, ma state facendo volontariato al vostro datore di lavoro.

La conclusione preferita dagli autori di questo studio è infatti che “rinunciando alle proprie vacanze, gli americani stanno effettivamente regalando centinaia di milioni di giorni di lavoro gratuito ai loro datori di lavoro, che equivale a 61.4 miliardi di dollari. Smettete di lavorare gratis”.

E infine la ciliegina sulla torta.

Molti di noi sono diventati “martiri” del superlavoro, pensando che lavorando sempre di più avranno maggior successo (più carriera, più soldi, più felicità). Peccato che non funziona così. I dati ancora una volta stanno dimostrando che non sono le persone sempre puntuali o che non vanno in ferie ad ottenere le promozioni. Le persone che vanno in ferie per meno di 10 giorni all’anno hanno il 34.6% di possibilità di ottenere una promozione o un bonus in un arco temporale di 3 anni. Per le persone che vanno in ferie per più di 10 giorni all’anno la possibilità aumenta fino al 65.4%.

Dopo aver letto questi numeri, ci auguriamo che stiate seriamente riconsiderando il vostro livello d’impegno a lavoro e, se non l’avete ancora fatto, iniziate a pianificare la vostra prossima vacanza. Con un piccolo accorgimento, per renderla davvero una strategia utile alla riduzione dello stress e al recupero dell’energia fisica e mentale: dedicate del tempo alla pianificazione della vacanza. In genere vacanze pianificate un mese prima della partenza sono più efficaci, perché non si trasformano in ulteriori fonti di stress dovute a scelte last minute, organizzazioni frenetiche, compromessi su mete e cose da fare..

Andate dunque in vacanza, perché utilizzando tutti i giorni di ferie che avete a disposizione e pianificando con un po’ d’anticipo il vostro viaggio, sarete meno stressati e avrete più possibilità di fare carriera, lavorare meglio ed essere più felici.

Buone Ferie!

Volete utilizzare la vostra vacanza come strategia per aumentare la felicità anche quando tornerete a casa e per i mesi successivi? Provate a fare questo esercizio: Snap your positivity

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*Shawn Achor è autore dei bestsellers “Il vantaggio della felicità” e “Prima della felicità”. Il suo discorso TED è uno dei più popolari, con oltre 11 milioni di visualizzazioni. Ha tenuto conferenze e svolto ricerche per più di un terzo delle aziende Fortune 100 e in 50 Paesi.

**Michelle Gielan, è stata giornalista per la CBS News e poi ricercatrice e psicologa positiva alla UPenn. E’ autrice del bestseller “Broadcasting Happiness”.


Dany

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