Ecco l’esperienza di un sindaco: Emiliano Fossi, che amministrando un comune apparentemente piccolo, come quello di Campi Bisenzio, ha messo su insieme alla sua squadra, alla regione Toscana, alla partecipazione di Legambiente, Anci e alla scuola di economia civile, il primo distretto dell’economia civile proprio a Campi Bisenzio. Siamo andate ad ascoltarlo in occasione della seconda edizione del Festival tenutasi a novembre 2017 e questa, in versione integrale, è l’intervista che ci ha rilasciato e che condividiamo con voi.  

Perché hai lavorato per fare di Campi il primo distretto dell’economia civile?

Fin dalla campagna elettorale l’obiettivo è stato quello di costruire una comunità inclusiva, aperta, e unita. Per questo abbiamo avviato tutta una serie di percorsi per ricostruire questo senso di comunità: pratiche partecipative che responsabilizzassero i cittadini e li riavvicinassero alle istituzioni, reti collaborative basate sulla reciprocità. Tutto questo ci ha portato a conoscere l’economia civile che in qualche modo ha dato un quadro complessivo, una cornice, a tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento.

Abbiamo iniziato, insieme a Legambiente, Anci Toscana e Sec – Scuola di Economia Civile, Regione Toscana e Città Metropolitana, con il primo Festival dell’Economia Civile e poi realizzato il primo Distretto dell’Economia Civile in Italia proprio a Campi Bisenzio. 

 

Da cosa sei partito per rendere concreto e realizzare il tuo obiettivo? Quali strumenti, linee guida ti hanno consentito di aprire questa strada?

Sicuramente abbiamo verificato che gli strumenti partecipativi messi in campo funzionavano: il bilancio partecipativo, i laboratori civici hanno davvero avvicinato i cittadini alle scelte dell’amministrazione e questo per noi fa la differenza nel governo della città.

Poi non abbiamo mai smesso di capire quali potessero essere le strade percorribili sempre nell’ottica della reciprocità e della collaborazione. Importante in questo senso è stato per noi ispirarci a chi aveva già messo in campo buone pratiche innovative riadattandole al nostro contesto territoriale.   

Quali sono le iniziative, le pratiche “virtuose” che sono fiorite grazie a questo progetto?

Subito dopo la prima edizione del Festival dell’economia civile abbiamo costituito il primo Distretto dell’economia civile, un laboratorio urbano di lavoro e sperimentazione che ha approfondito quattro tematiche principali: la rigenerazione urbana, lo spreco alimentare, la sostenibilità ambientale, i giovani ed il lavoro.

I frutti sono stati notevoli: l’apertura dell’Emporio Solidale “Fai da Noi” in sinergia con Leroy Merlin dove è possibile prendere in prestito il trapano, il pennello, il martello etc e restituire poi il prestito in volontariato civico; la realizzazione del progetto #iltroppobuono – il CDC di Campi Bisenzio che ha l’obiettivo di creare sul territorio una rete di associazioni, imprese, enti, cittadini che cooperano per la riduzione degli sprechi alimentari e non; un protocollo con l’università di Firenze per innescare match tra aziende del territorio e giovani laureati; installazione di abbattitori alimentari nelle mense scolastiche per recuperare il cibo avanzato; orti sociali; un “patto sulla responsabilità sociale d’impresa” con le aziende del territorio; avvio della riflessione sulle cooperative di comunità; delibera di giunta inerente ad azioni per favorire il lavoro giovanile e contesti di innovazione sociale; applicazione dei parametri del BES per rilevare i principali indicatori del Distretto; volontariato civico e patti di collaborazione.  

 

Quali sono, secondo te, le principali sfide, difficoltà, resistenze o gli ostacoli da affrontare nel percorso di costruzione di una società fondata sul principio della felicità o del benessere?

La narrazione odierna purtroppo punta a guardare agli elementi di difficoltà e di sfiducia per cui i costruttori fanno sempre più fatica dei distruttori. Sebbene quindi il momento sia difficile, la sfida è sicuramente esaltante. Siamo chiamati in prima persona, come i nostri nonni fecero dopo la guerra, a ricostruire un paese più giusto, solidale, attento. Molte sono le realtà positive che possiamo raccontare e che dobbiamo raccontare stringendo alleanze con la società organizzata, i cittadini, imprese. Per l’Ente locale poi è necessaria una consonanza forte tra parte politica e tecnica perchè si realizzino percorsi innovativi.

è fondamentale un cambio culturale, gli esempi virtuosi possano essere sempre di più.

 

Cosa potresti dire ai tuoi colleghi, sindaci, per portarli a bordo e superare la logica della separazione e competizione e perseguire quella del bene comune?

Non c’è alternativa se non quella di lavorare insieme. E’ infatti antistorico e fuori luogo pensare oggi di potersi rinchiudere nel proprio fortino. Ogni scelta politica non può prescindere dal rapporto con gli altri enti e gli altri territori proprio perchè le soluzioni migliori sono il frutto del confronto, della rete, della collaborazione. Non c’è alternativa alla reciprocità e allo stare insieme. 

Ecco a voi alcuni contributi per approfondire ed entrare nelle maglie dell’amministrazione che ha realizzato tutto questo:

Pagina FB del Festival

accordo firmato 2-11-2017

accordo firmato emporio

Delibera #iltroppobuono

Atto d’indirizzo terza edizione Festival

Delibera Festival 95

Delibera Festival 152

Delibera festival 163

Delibera Festival 167

Delibera Festival 203

Festival n.55

Festival n.19

Progettazione ex Casello Idraulico