Come si possono riscrivere professioni considerate immutabili: ecco a voi il salone della bellezza quantica

 

L’incontro con Francesca merita di essere raccontato. Veru (una delle due autrici del libro) decide di provare un nuovo parrucchiere, una sua amica le parla di “Chimica Zero” e lei fissa un incontro. Entra e una delle ragazze l’accoglie, dicendole che intanto le farà un massaggio di benvenuto, poi accadono una serie di cose stupende fino ad arrivare al momento del lavaggio: Veru si sdraia su una chaise-longue confortevole (non una di quelle poltrone scomode che ti spaccano il collo) e la ragazza le chiede: “Mentre ti lavo i capelli posso metterti sulla pancia questo cuscino quantico?”. Ora puoi immaginare la reazione:  Veru sorride, strabuzza gli occhi e pensa “io devo conoscere chi ha messo su questo posto!”. Ed ecco quindi che incontriamo Francesca, lei ha un passato professionale bello solido, sprizza energia e competenza, ha quella luce che si accende dentro le persone che hanno capito qualcosa e non vedono l’ora di condividerlo con il mondo. Inizia a raccontarci che è cresciuta per quindici anni nel marketing, arrivando a ricoprire ruoli dirigenziali per diverse multinazionali nel settore beauty fino a che, nel 2010, si è fatta una domanda, di quelle che possono cambiare una vita e infatti così è stato per lei: “A che serve quello che faccio?”. La risposta ha acceso qualche mal di pancia ma anche nuove consapevolezze e soprattutto l’azione. Francesca decide quindi di lasciare quello che non la rappresentava più e costruire qualcosa di nuovo, che potesse rompere un modello vecchio di “fare e intendere le cose” per costruirne uno nuovo.

Perchè è nata Chimica Zero?

Lavoravo da oltre quindici anni come specialista di prodotto e responsabile marketing nel settore cosmetico tradizionale, all’interno di aziende multinazionali, a contatto con il mondo dei saloni di acconciatura e di estetica. Poi, dal 2010, è iniziato per me un percorso di evoluzione personale che mi ha portato ad interrogarmi su cosa veramente si aspetti oggi il pubblico entrando in un salone di bellezza e anche, più profondamente, sul senso del mio lavoro.

Ho creato quindi un progetto che rispondesse ad alcune delle esigenze sempre più presenti nella nostra società, ponendomi l’obiettivo di porsi al servizio delle persone condividendo con loro scelte etiche e consapevoli.

ChimicaZero è un nome volutamente provocatorio; significa lavorare in assenza di chimica di sintesi fin dove si può, scegliendo una bellezza che impatti meno sul Pianeta e salvaguardi la salute delle persone; significa attivare parallelamente una sinergia fra benessere interiore e bellezza esteriore. Significa, soprattutto, lavorare al “contagio” delle coscienze passando per un canale assolutamente atipico, un ambiente in cui le persone possano accedere a conoscenze ed esperienze anche profonde attraverso un approccio non cattedratico e sufficientemente leggero da essere fruibile e piacevole per tutti.

Come hai selezionato e formato la squadra di collaboratori? Lo “scopo” dell’organizzazione ha un qualche ruolo di guida e orientamento in questi processi? Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel trovare le persone giuste?

I professionisti a cui ci rivolgiamo sono persone molto lontane normalmente da questo stile di vita e di pensiero. La ricerca di figure che abbiano il giusto profilo, quindi che non solo siano qualificate a livello tecnico–professionale, ma anche predisposte a lavorare con la bio-energetica e le discipline olistiche, è stata ed è piuttosto difficoltosa. Si tratta in effetti di una professionalità completamente nuova che sta entrando sul mercato.

Quali sono gli indicatori di “successo” della tua organizzazione? Quali risultati positivi (es. numero di clienti, aumento fatturato, altro..?) hai registrato da quando esiste il tuo salone?

Il nostro primo salone ha aperto a ottobre 2012, in un momento in cui molte aziende come la nostra e moltissimi piccoli artigiani hanno subito una profonda contrazione o si sono visti costretti a chiudere l’attività.

Noi, grazie ai valori espressi e al lavoro quotidiano di gestione e divulgazione, siamo riusciti ad ultimare lo start-up e oggi non solo abbiamo un salone consolidato in centro storico a Bologna, ma ne abbiamo aperto un secondo nel comune vicino di San Lazzaro. Dai 2 operatori iniziali, siamo passati ad avere un team di 10 persone, con un incremento del 25-30% sul fatturato di anno in anno.

E oggi abbiamo in previsione per fine anno l’apertura di un terzo salone in provincia di Bologna. Dal prossimo anno, invece, stiamo pianificando di estenderci fuori provincia, aprendo altri centri in parallelo in diverse città del centro e nord Italia.

 

La leadership positiva richiede alle persone che guidano e gestiscono le organizzazioni di integrare il paradigma razionale-economico (per garantire la crescita e l’efficacia dell’organizzazione) con il paradigma emotivo-umano (per consentire alle persone di fiorire). Tu come ci sei arrivata?

Francamente non so se sono integrata nel mio sé! Sicuramente oggi sono molto più centrata e felice di quando ho iniziato … tuttavia il lavoro su di sé deve essere continuo e quotidiano. Le competenze tecniche mi derivano dal lavoro organizzativo e manageriale svolto nella prima parte della mia vita professionale.

Quelle di intelligenza emotiva arrivano da una formazione umanistica di base unita a percorsi formativi meno convenzionali come, ad esempio, l’Accademia di metagenealogia, i Master di Reiki Usui e di Reconnective Healing, l’Accademia di Intelligenza Emotiva e tanti libri, video, confronti con maestri spirituali e terapeuti. Sono profondamente grata a tutte queste persone che, lavorando su fronti e con approcci metodologici diversi, mi hanno regalato una nuova consapevolezza.

Stimolare la riflessione per fare massa critica a un cambiamento positivo.

 

Quali sono, se ne hai, le tue pratiche o routine quotidiane del benessere? Come ti prendi cura di te, cosa fai per rimanere centrata, positiva, in salute?

Pratico meditazione, quando posso in acqua, e ogni tanto mi concedo una seduta di riequilibrio energetico. Ho imparato a inserire in agenda anche le cose/persone che mi gratificano come qualsiasi altro impegno settimanale e a lasciare almeno 2/3 volte alla settimana degli spazi con scritto “libero”, nessuna programmazione ammessa. Ovviamente poi ogni tanto mi faccio coccolare nei miei saloni …

Quali sono, secondo te, le sfide, gli ostacoli, le difficoltà, le fatiche o le resistenze da affrontare nel percorso di costruzione di un’organizzazione positiva nel contesto lavorativo italiano?

I tempi e le rigidità della burocrazia unitamente al costo del lavoro sono i due principali ostacoli a mio avviso. Questo in realtà per qualsiasi azienda italiana, a ben vedere. Nello specifico, poi, i nostri contesti lavorativi sono tutti basati sulla competizione ed è una mentalità superata e contraria al benessere delle persone. Inoltre, all’interno dei programmi didattici scolastici non è prevista alcuna formazione all’utilizzo di strumenti e competenze non convenzionali. Quindi questo tipo di cultura è lasciata all’iniziativa personale e familiare oppure, nel nostro caso, all’imprenditore che ha bisogno di risorse con cui condividere questo nuovo approccio.

Infine, l’innovazione portata da certi tipi di processi e di attività dovrebbe poter essere premiata anche in termini di agevolazioni o detassazioni. Oggi resta più una scelta personale che sociale e pesa comunque sulle marginalità e sull’organizzazione del singolo.

Cosa diresti ai tuoi colleghi gestori di negozi, saloni etc.. per convincerli che vale la pena investire sul benessere delle persone e che ha senso iniziare a costruire organizzazioni positive?

Direi che hanno la possibilità ogni giorno di fare molto per ogni persona che entra nel loro salone attraverso un ambiente e degli strumenti assolutamente già noti, che basta usare con maggiore consapevolezza. Direi anche che questo è un buon investimento sia in termini di sviluppo economico sia in relazione alla qualità della vita loro, dei loro collaboratori e di tutte le persone che entrano nel loro vasto campo di influenza. 

Quali sono i principali processi, le procedure, le pratiche, le iniziative e le politiche verso il personale interno e i clienti che rendono il tuo salone/centro “diverso” da tutto ciò che esiste sul mercato e a cui siamo convenzionalmente abituati a considerare quando pensiamo al parrucchiere?

 

Al parrucchiere associamo prevalentemente i concetti di immagine, moda, gossip. Eppure il parrucchiere è la persona alla quale permettiamo in modo assolutamente naturale di toccarci la testa, uno dei nostri punti più ricettivi e sensibili. Il salone è poi un ambiente nel quale ci rilassiamo e ci prendiamo del tempo per avere cura di noi stesse/i. Quindi in realtà è uno dei posti più idonei a diventare un centro per il benessere della persona, perché cura, relax e contatto gli sono connaturati.
Se a questo aggiungiamo anche delle ritualità manuali, dei dispositivi che operano sul piano olistico e bio-energetico e un utilizzo sapiente dell’acqua e delle frequenze sonore, otteniamo con pochissimo un enorme risultato in termini di riequilibrio e di consapevolezza di sé. E tutto passa attraverso un’esperienza, non una conferenza.

 

 

Questo vale non solo per i clienti ma anche per lo staff, che è immerso in un ambiente che induce un’evoluzione personale sostanziale. Alcuni di questi dispositivi sono, ad esempio, i nostri cuscinoni quantici, che utilizziamo durante la posa e il lavaggio, caldi e coccolosi, in realtà sono degli accumulatori orgonici, che schermano la persona dai campi elettromagnetici esterni e agevolano i processi di auto-riequilibrio e auto-guarigione.

Lo staff poi viene formato su più livelli, perchè, insieme a quello tecnico-professionale, viene proposto sempre un approccio formativo rivolto alla crescita culturale e spirituale della persona. Le attività spirituali vengono inserite nel normale programma di lavoro mensile, mentre i collaboratori sono spinti nel loro tempo libero a partecipare ad iniziative culturali, eventi, mostre, fiere, corsi sui temi di riferimento (ecologico/biologico/naturopatico/bio-energetico etc.) e non (arte/crescita personale/competenze linguistiche o informatiche etc.) attraverso la sponsorizzazione da parte dell’azienda.

Se vogliamo avere nuove professionalità più interdisciplinari e interconnesse, dobbiamo stimolare la creazione di valori globali nuovi e nuove competenze culturali ed emotive.

 

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