L’Amministratore che mette le persone al centro

Marco Boschini è un politico con la P maiuscola, il consigliere comunale, l’assessore o il sindaco che tutti i cittadini vorrebbero avere: dai modi gentili, disponibile all’ascolto, aperto al confronto, pronto a rispondere, ispirato e lungimirante, ma soprattutto orientato al fare. È sulla spinta di queste sue caratteristiche, della sua voglia di fare squadra intorno a un’idea forte di sostenibilità ambientale e sociale e della scelta di rimboccarsi le maniche piuttosto che lamentarsi, che ha fondato nel 2005, insieme ad altri tre amministratori comunali, la piccola esperienza dell’Associazione Comuni Virtuosi. L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi è una rete che conta oggi circa 100 Enti locali e opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti, ed economicamente vantaggiosi, legati alla gestione del territorio, all’efficienza e al risparmio energetico, a nuovi stili di vita e alla partecipazione attiva dei cittadini.

Qual è il tuo perché, il tuo scopo? Perché hai scelto di occuparti di politica?

Siamo partiti da un bisogno: un luogo fisico e virtuale di confronto tra amministratori locali e dalla voglia di fare squadra intorno a un’idea forte di sostenibilità ambientale e sociale. Invece di lamentarci ci siamo rimboccati le maniche, e abbiamo costruito la piccola esperienza dell’Associazione Comuni Virtuosi. Faccio politica perché credo che sia l’attività più nobile che l’uomo abbiamo inventato.

Perché è nata l’Associazione dei Comuni Virtuosi? Qual è il suo scopo?

Per condividere buone pratiche in campo ambientale sperimentate in giro per l’Italia da decine di comuni virtuosi.

Obiettivo principale della rete è la diffusione orizzontale e capillare di una nuova cultura della sostenibilità che, a partire dalle istituzioni locali, sia in grado di influenzare positivamente le comunità e i territori verso un cammino di resilienza e inclusione.

Quali sono le iniziative, le pratiche “virtuose” che hanno reso alcuni Comuni italiani un modello di successo, tanto da essere osservati con interesse e studiati anche da altri comuni europei?

Ci sono comuni nella rete che da almeno un decennio praticano progetti avanzatissimi di raccolta differenziata spinta dei rifiuti, di consumo di suolo zero, di taglio dei consumi legati alla bolletta energetica, di politiche di partecipazione attiva da parte della cittadinanza. Ponte nelle Alpi, Capannori, Cassinetta di Lugagnano, Castel del Giudice, Agerola, sono solo alcuni dei tanti comuni dove ogni anno fanno tappa amministratori locali che giungono da tutta Europa per capire come si fa ad essere virtuosi.

E’ proprio così, al di là di quanto noi stessi a volte non crediamo per molti, almeno a livello delle istituzioni locali, rappresentiamo un modello e un’eccellenza.

Ci hai detto che in vent’anni di esperienza avete ormai distillato un modello di cambiamento sostenibile e che sta in piedi di cui vorreste si accorgesse la politica nazionale e che fosse quindi incorporato in iniziative legislative capaci di sostenere e accelerarne la diffusione. Quali sono le caratteristiche di questo modello, i suoi fini, le parole chiave?

Comunità è la parola più importante. Una comunità viva, curiosa, resiliente, in grado di mettersi in gioco dentro e fuori le istituzioni costruendo processi, strumenti, occasioni e percorsi in grado di contaminare il presente per costruire un futuro diverso. Il modello di sviluppo è quello che mette al centro la persona, il suo benessere, in una logica in cui nessuno deve rimanere indietro.

 

Serve come l’aria raccontiare storie positive. Sono gli esempi e i modelli verso cui tendere.

 

Quali sono, secondo te, le principali sfide, difficoltà, resistenze o gli ostacoli da affrontare nel percorso di costruzione di una società fondata sul principio della felicità o del benessere?

Siamo noi il primo ostacolo, quello più difficile da contrastare. La nostra forma mentis, la cultura dell’usa e getta e del tutto e subito di cui sono impregnate le nostre membra stanche. Ma l’uscita di sicurezza è lì a un passo, molto più accessibile e prossima di quanto non si possa immaginare. Occorre un primo, decisivo, passo verso una nuova direzione.

Vuoi aggiungere qualcos’altro in relazione al tema e alla tua esperienza?

Il cambiamento di cui stiamo parlando non è solo una necessità per la sopravvivenza stessa della nostra e di altre specie viventi. E’ qualcosa di già in atto, lento ma inesorabile. Sono sicuro che le cose lentamente miglioreranno. In fondo dipende da noi, diamoci quindi da fare. 

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